Senza titolo.

 

 

 

Mi hanno dato un sacchetto pieno di parole.

Lo tengo ancora legato a un fianco
sebbene spesso io lo dimentichi.

Me lo ricorda il peso
che talvolta
avverto battere sull’osso
e come fossi io
madre di tutte le creature
le porto dentro,
gravida
di spazio potenziale.

Mi sorprende, allora, allungare una mano
a tastarne una, dieci, cento.

Tutte ordinatamente

(o disordinatamente,
a seconda di come le guardi)

classificate.

Le sento scorrere tra le dita, fatte
di quella sostanza oscura
che compone ogni singolo atomo
di uno spazio incerto situato chissà dove.

Ne avverto l’umida alchimia
insinuarsi sotto pelle
cavalcare l’onda del pensiero
e penetrare il punto tra il pensiero e il gesto
innumerevoli volte ripetuto fino allo spasimo.

Le mie preferite sono trasparenti:

si sollevano
come grani di polvere
dimenticata sul legno lucido del cassettone.

 

 

 

 

Painting by Edgar Degas, La Toilette (circa 1885). Source Wikimedia Commons 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *