La vecchia farnia

 

 

Imbocchiamo lentamente con l’auto il vecchio viale dei gelsi, quasi immutato da quando, ancora bambina, lo percorrevo tutte le mattine con lo scuolabus. Certo, ora gli alberi sono cresciuti, ma conserva intatta la sua bellezza. Mi rendo così conto di quanto profonde siano le radici che mi legano alla mia terra e, per quanto sia fredda e per certi versi aspra, sento che questo per me non cambierà mai, nemmeno se la lasciassi.
Parcheggiamo la macchina sul limitare del sentiero, avviandoci verso il cuore di questi campi che raccontano storie di antiche tradizioni contadine, impresse nel sangue del popolo friulano.
È una giornata non particolarmente fredda né umida, nonostante l’ora un po’ tarda per una passeggiata in questa stagione. Mi guardo attorno e vedo come l’intero paesaggio abbia mutato veste, con le montagne a fare da cornice alla vasta campagna del circondario. Gli alberi che delimitano le diverse proprietà agricole sono ormai quasi completamente spogli, con le foglie sparse ai loro piedi; di quelle che erano file e file di piante di mais, campi di colza o di soia, non rimangono che stoppie. Anche i suoni della campagna sono mutati: non si odono i canti delle varie specie di uccelli, le cicale non riempiono più l’aria torrida, le api non fanno percepire la loro presenza con il loro costante se pur lieve ronzio. Vi è solo il suono scricchiolante dei nostri passi. Degli odori penetranti dell’estate non vi è più traccia, sostituiti dall’aroma delle foglie che lentamente e inesorabilmente ritorneranno ad essere nutrimento per le future gemme, che diverranno foglie a loro volta.
Vi è qualcosa di caldo, di confortante e malinconico allo stesso tempo nel ciclo delle stagioni. Davanti a questo ogni nostra piccola preoccupazione umana si dissolve nell’abbraccio di quella che è la costante ed immutabile legge della natura:

 

campo d’autunno –
nel cuore d’ogni cosa
dorme la primavera

 

Proseguiamo lungo quello che è il nostro tragitto abituale, inoltrandoci nei campi fino a compiere l’intero giro che ci riporterà nuovamente all’auto. Il tramonto già incalza i nostri passi, dipingendo ogni cosa di quella morbida e penetrante luce dorata dei giorni autunnali, avvolgente come il miele di castagno, che riempie il palato con le sue note dolci e amare insieme.
Mi lascio ancora catturare da quel senso di gioia tranquilla che accompagna il mio passo, mentre
noto che il sole sta diventando sempre più un grande disco dorato, segno che è ora di rientrare. Il mio ultimo sguardo nel lasciare i prati va a lei, regina incontrastata del parco del Beato Bertrando:

 

la vecchia farnia –
è più stretta la sua ombra
a fine autunno

 
 
 

Ph. By Simon Eugster – September 2007 (UTC) (Own work). 

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