Gli ultimi versi.

 

 

 

come una pianta
sto nel giardino – noia
di primavera

 

 

vento – nei campi
riprende la fanfara
dei papaveri

 

 

cumulonembi –
lo sguardo segue la scìa
dei tigli in fiore

 

 

attraversa il centro
dell’universo, il buco
nella ciliegia

 

 

 

sulla scatola
con la scritta “fragile”
una chiocciola

 

mi impegna
full time la ricerca
di occupazione

 

 

 

Solo stanotte
ho sognato la neve
cadere e cadere
come una coperta
di broccato sul cuore.

 

 

Ukiyo-e by Hasui Kawase, The Pond at Benten Shrine in Shiba (1929). Source Wikimedia Commons. 

18 Commenti

          1. Ale

            In verità scrivo haiku da cinque anni, ma non mi sento ancora pronto a esporre ciò che scrivo.
            In sincerità, non so nemmeno se mi interessa far conoscere i miei haiku, preferisco studiare la materia e leggere gli haiku dei grandi autori italiani.
            Quando sarò pronto (se), mi affaccerò a questo mondo anche da autore.

          2. Sohana Elisa

            Beh, Ale, posso comprendere questa forma quasi di “timore e rispetto”.
            Io stessa ho impiegato dieci anni solo per iniziare a scriverne, a parte qualche pseudo haiku il cui conto si tiene sulle dita di una sola mano.
            Prima o poi usciranno dal cassetto da soli, quando sarà il loro momento di essere condivisi.

  1. Ale

    Eh si! Mi è già piaciuto, moltissimo!
    E’ Infatti uno dei quattro libri di cui le parlavo nei messaggi precedenti.
    In ordine di uscita editoriale (così non si fa torto a nessuno) i libri che ho trovato davvero belli sono:
    “Suite per Haiku” di Glauco Saba
    “Nei giardini di Suzhou” di Valentina Meloni
    “Fiori di luce” di Walter Viaggi
    “La carezza del vento” di Maria Laura Valente.
    Ho le mie preferenze, naturalmente, ma sono tutti bellissimi. Purtroppo ne ho acquistati molti altri che sono stati una delusione enorme.
    Se non ha letto gli altri tre che le ho elencato, li consiglio senz’altro.

    1. Sohana Elisa

      Li conosco tutti, anche se a dire il vero non ho mai letto niente di Walter Viaggi, pur avendo sentito parlare del suo libro qualche tempo fa. Grazie per il suggerimento.

      1. Ale

        Se non ha letto “Fiori di luce” le consiglio di farlo, oltre alla qualità degli haiku l’autore ha fatto una divisione interessante tra gli haiku con il kigo e quelli con il “piccolo kigo” ecc.
        E’ sempre interessante scambiare opinioni sui libri, poi si potrebbe fare qualche considerazione quando ho letto “nella tasca del vento”. Ci vorrebbe una sezione dedicata nei blog dove scambiare impressioni sui libri; il confronto che sto avendo con Valentina Meloni sul suo blog a proposito del libro “Haiku dell’inquietudine! nasce proprio da questa possibilità

        1. Sohana Elisa

          È un’idea da tenere in considerazione più avanti, anche se non credo di avere i titoli per portarla avanti, ma mai dire mai.
          Grazie, Ale. A presto 🌹

          1. Ale

            Ho provato a cercare in internet “Nella tasca del vento”, da lei suggerito, ma sembra ovunque “non disponibile”, proverò ancora.
            Lei è riuscita a trovare “Fiori di luce”?

          2. Sohana Elisa

            Sì, ma non l’ho ancora acquistato, è in lista assieme ad altri titoli interessanti.
            Per quanto riguarda Nella Tasca Del Vento, ho chiesto direttamente alla traduttrice se ci sono delle copie disponibili e in che modo potersene procurare una. Le farò sapere, se vuole.

  2. Ale

    Se dice da sola che dovrebbe anche lei andare “dietro la lavagna” per cinque minuti, significa che è già molto più avanti rispetto a chi questa considerazione non se la pone neppure.
    Il “non amare asservire il componimento e l’ispirazione a un mero calcolo di sillabe” è anche questa una piccola forma di “capriccio” e di “protesta”.
    E’ vero che capita spesso di leggere componimenti che sembrano “incastrati” a forza nella metrica, ma questo succede perché chi scrive è spesso superficiale o non ha pazienza.
    Quando si trova nella situazione di uno haiku che “non torna” o non “incastra bene”, provi ad aspettare, a riprenderlo dopo qualche giorno, a girare intorno a quella “visione” fino a che non trova la versione giusta. La logica di questa poetica sta proprio in questo, sta nello scrivere perché si sente non perché si deve scrivere per forza, altrimenti si può fare poesia, non haiku.
    Non cerchi facilitazioni (nemmeno rare volte) “tagliando” o “spostando” caratteristiche dello haiku, Lei scrive componimenti spesso interessanti e sarebbe un peccato.
    Per tornare al suo “sulla scatola”, so bene che il confine non è così netto e che il kigo non è la sola “discriminante” o il solo “bivio”, è che non se ne trovano poi molti di buoni haiku e quando ne trovo uno (e a me questo piace molto) che ha le caratteristiche che rientrano bene nella logica haiku, io lo preferisco come haiku che come senryū.
    La ringrazio per il suggerimento, acquisterò sicuramente “Nella tasca del vento”; in questo momento sto cercando anche qualche bel libro di autore singolo di Haiku ma non è per niente facile, a parte i 4 bellissimi che ho trovato negli ultimi 2-3 anni, la gran parte delle sillogi di haiku che trovo sono deludenti, per non dire terribili.
    Ha qualche titolo da suggerire?
    Saluti
    Ale

    1. Sohana Elisa

      In questo momento mi viene in mente solo “La Carezza del Vento”, di Maria Laura Valente. È una recente pubblicazione che le consiglio molto volentieri. Le piacerà 🙂

  3. Ale

    Si, conosco il genere, leggo haiku (senryū, tanka, ecc) e studio la materia da cinque anni.
    Trovo che la poetica haiku sia una cosa fantastica; purtroppo vedo che molti (troppi) cercano scorciatoie uscendo da canoni preziosi che da alcuni vengono definiti “limiti”, mentre andrebbero considerati “punti di forza” e si distaccano dalla logica dello haiku pretendendo comunque di chiamare i loro scritti haiku (su questo argomento sto avendo un interessante dibattito, a proposito del libro “Haiku dell’inquietudine”, con una serie di commenti con Valentina Meloni sul suo blog).
    Purtroppo di libri (sillogi) di Haiku di singolo autore davvero belli se ne trovano veramente pochissimi (io ne ho trovati 4 bellissimi, ma la maggior parte sono veramente scarsi e in diversi casi sono “terribili”).
    Per quanto riguarda il suo componimento “sulla scatola”, capisco bene la sottile ironia tipica del senryū, tuttavia la chiara presenza del kigo (chiocciola) e la “visione” che colloca l’immagine del piccolo animale su quella scatola me lo fa considerare senza alcun dubbio uno haiku.
    Forse, per dare ancora più enfasi al componimento, avrei messo il kireji dopo “fragile”.
    Saluti
    Ale

    1. Sohana Elisa

      Io sto approfondendo lo studio di questa poetica da un paio d’anni, della mia “storia” con lo haiku ne parlo in un post presente qui sul blog.
      Diciamo che in questo momento dovrei andare anch’io cinque minuti “dietro la lavagna” perché non sempre e non necessariamente rispetto la sillabazione, non per capriccio o “protesta”, bensì perché non amo asservire il componimento e l’ispirazione a un mero calcolo di sillabe. Capita purtroppo di leggere haiku che si percepisce essere stati incastrati a forza nel conteggio sillabico, talvolta anche a discapito del naturale fluire della nostra lingua.

      Grazie per il consiglio riguardo allo stacco, ne terrò conto.
      Capisco anche cosa vuol dire rispetto al leggere come haiku il senryū che ho scritto, e in effetti potrebbe benissimo esserlo.
      Vorrei solo dire che non è così automatica la distinzione tra l’uno e l’altro. Ci sono molti senryū con il kigo, come anche haiku che non lo contengono.
      Se avrà piacere, le consiglio una bellissima raccolta di senryū giapponesi tradotti in italiano da Valeria Simonova Cecon. Si intitola “Nella Tasca del Vento” e sono le traduzioni di alcuni componimenti dei sei Rokutaika, i sei grandi scrittori di senryū.

      Ne riporto uno tra i miei preferiti in assoluto, di Murata Shugyo:

      ore ga mi mo hana no naka naru hanafubuki

      pioggia di petali –
      anche il mio corpo diventa
      il cuore di un fiore

      🌹

      Un saluto.

  4. Ale

    Ci sono due haiku bellissimi:
    “Vento – nei campi”
    e
    Sulla scatola
    “Sono davvero molto belli”
    Trovo invece completamente scentrato
    “mi impegna”
    a parte i problemi di metrica, non penso nemmeno che si possa considerare uno haiku proprio perche molto distante dalla logica e dalla peculiarità della poetica haiku.
    saluti
    Ale

    1. Sohana Elisa

      Grazie Ale per l’apprezzamento 🙂
      Per quanto riguarda “mi impegna” anche stavolta devo darle ragione perché in effetti non è uno haiku bensì un senryū. Questa volta ho dimenticato di specificarlo. A dire il vero anche il componimento sulla chiocciola lo avrei scritto come senryū, ma in quel caso il confine è sottilissimo. Conosce il genere?
      Grazie per la visita. 🌹

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