Relazioni tra haiku, psicologia clinica e psicoanalisi – di Antonio Sacco.

 

Avendo letto dell’impiego degli haiku in psicologia clinica, per esempio nei disturbi del comportamento alimentare, utilizzati in modo tale da migliorare la flessibilità psicologica dei pazienti, ho deciso di fare maggiori ricerche in merito ed è emerso che il motivo che sta alla base del loro uso in psicologia clinica dovrebbe risiedere, tra le altre cose, nel fatto che lo haiku fa si di connettere la parte cognitiva e razionale, dando ad essa una caratterizzazione espressivo-metaforica e non giudicante. In questo modo lo haiku aiuta a ripristinare la giusta integrazione mente-corpo-cervello.

Ciò che si verifica nei pazienti affetti da queste patologie è un’interruzione della comunicazione tra il sistema sensoriale, che ci mette in rapporto con il mondo e ci permette di vivere le esperienze, il sistema limbico, che dà una caratterizzazione emozionale ad ogni tipo di esperienza, e infine il sistema cognitivo, che percepisce ed elabora queste sensazioni. In questi pazienti si realizza un predominio della parte mentale, con un ipercontrollo di tutte le funzioni (mangiare, vomitare) ed il corpo diventa solo l’oggetto di questo controllo.
Il sistema emozionale sopraffatto da questo conflitto esprime il suo disagio con un grande senso di sofferenza che spesso culmina in disturbi anche molto gravi.
Nei gruppi di poesia haiku con pazienti affetti da disordini del comportamento alimentare, si parte dall’ascolto delle sensazioni del corpo e delle emozioni e tutto questo viene fissato in uno haiku, che viene poi condiviso con tutti i compagni di terapia.
Lo scopo dei gruppi di poesia haiku è proprio quello di tornare in contatto con le sensazioni che il corpo esprime, accettandole in quanto messaggio del corpo e imparando a non rimuoverle ma, piuttosto, di restarne in ascolto.
È quindi opinione diffusa che le peculiarità dello haiku possano favorire un clima facilitante nel processo terapeutico.*

(*Per approfondire: Marucci Simonetta – Tiberi Simona, Haiku nei disturbi del comportamento alimentare, Cesena, Edizioni Sì, 2013.)

Ma, inaspettatamente, vi sono anche strette analogie tra lo haiku e la tecnica della libera associazione di idee usata in psicoanalisi.

Cosa si intende per libera associazione di idee?

In pratica il paziente, durante un seduta psicoanalitica, dovrebbe riuscire a comunicare al terapeuta “tutto quello che gli passa per la mente” secondo quanto enunciato da Freud. Può sembrare paradossale, ma riuscire a sviluppare una buona e sciolta capacità associativa richiede un lungo e difficile allenamento.

Questa “immediatezza” e “spontaneità”, richieste sia nella seduta psicoanalitica sia nella composizione dello haiku, sono frutto, invece, di una disciplina e di una “educazione” dello haijin (lo scrittore di haiku) come del paziente che si appresta a intraprendere un percorso psicoanalitico.

Vorrei qui sottolineare che l’immediatezza e spontaneità negli haiku non sono dati solo e soltanto dallo haijin durante il processo di composizione, ma un ruolo importante è comunque svolto dal lettore di tali brevi poesie, istruttiva, in questo senso, la frase di Ogiwara Seisensui : “Ciascun haiku è come un cerchio di cui una metà è frutto del lavoro dello haijin, chiudere il cerchio è però compito del lettore”. Dietro questa spontaneità potrebbero stare anni di duro allenamento e studio. Sembra che in Occidente, dove viene assolutamente sopravvalutata l’influenza dello zen nello haiku, la spontaneità venga legata, invece, al processo di scrittura stesso (come: “per scrivere un buon haiku libera la tua mente”). Questa visione non trova riscontro nella tradizione del Giappone e non lo trova nemmeno oggi.

Fondamentale, quindi, la presenza nello haiku di uno stacco o ribaltamento semantico in un processo molto simile a quello che avviene in psicoanalisi.

Prendiamo come esempio quella particolare forma di toriawase (giustapposizione di immagini) chiamata nibutsu shōgeki , in cui le due immagini giustapposte entrano in aperto contrasto (nibutsu shōgeki – “lo scontrarsi di due cose”). In questo esempio in tal senso illuminante del Maestro Bashō vediamo come funziona tale tecnica, e successivamente spiegherò perché essa ha strette analogie con il metodo della libera associazione d’idee di Freud:

 

kono aki wa
nan de toshi yoru
kumo no tori

In quest’autunno
perché sono così vecchio?
Tra le nuvole, un uccello

 

In questo componimento, i primi due versi seguono un flusso ideativo coerente tra loro, al terzo verso, invece, abbiamo il così detto ribaltamento semantico, caratteristica peculiare del nibutsu shōgeki: la prima immagine proposta viene repentinamente cambiata nell’ultimo verso.
Nel metodo della libera associazione di idee di Freud avviene una cosa molto simile. Se penso ad esempio a una torta, soggettivamente mi ricollego, quasi naturalmente, alle seguenti idee: nonna, compleanno, candeline, soffio ecc., associazioni che, con molta probabilità, saranno diverse da persona a persona in base al loro vissuto.

Altro esempio stavolta di Buson:

 

ichigyo no
kari ya hayama ni
tsuki wo insu

Fila di oche selvatiche ‒
alta sulle pendici dei monti
è stampata la luna

 

Come possiamo notare, nella poesia in generale, e nello haiku in particolare, esiste una stretta relazione tra questi temi trattati, non a caso lo stesso Freud aveva intuito la similitudine tra l’associazione libera d’idee in psicoanalisi e produzione poetica.

 

Antonio Sacco

 

Ukiyo-e by Katsushika Hokusai, Mount Fuji seen throught cherry blossom. Source: Wikimedia Commons.

2 Commenti

    1. Sohana Elisa

      Sì, Ezio, un articolo decisamente interessante!
      Contenta che abbia incontrato anche il tuo interesse. Naturalmente dobbiamo ringraziare Antonio che ha voluto esprimere queste considerazioni.

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